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I pensieri della boss II: la sfida del management multiculturale

2008-09-11 per Célina in Detto tra noi

Con la globalizzazione e lo straordinario sviluppo d’Internet, gestire e accettare la diversità culturale sembra cosa fatta. In effetti, è piuttosto incredibile che si possa comunicare con persone provenienti da luoghi diversi in modo quasi immediato. Oggigiorno, grazie alla democratizzazione di determinate destinazioni di viaggio, si viaggia di più ed è più facile conoscere altre culture. Tutto ciò è bello sulla carta. Ma cosa vuol dire in un contesto concreto, nell’ambito del business per esempio? O nell’ambito ancora più specifico del mestiere di BuzzParadise: sapere relazionare con i blogger?

Nel mio team ho un italiano, un cinese, una coreana, un’italo americana, uno spagnolo, un franco giapponese. I miei clienti sono spagnoli, americani, francesi, italiani, tedeschi o, anche più recentemente, israeliani. Ho contatto regolare con i blogger inglesi, francesi, svizzeri, svedesi, spagnoli, cinesi, americani o giapponesi. Questo fa sicché le nostre giornate siano abbastanza intense ovviamente. Impariamo molto in quanto all’adattabilità perché dobbiamo essere sempre pronti ad essere flessibili. Alla fine, ce la caviamo bene. Ma essere in grado di parlare una lingua ovviamente non basta. Ce ne rendiamo conto con i blogger tedeschi, per esempio, che sono abbastanza chiusi a collaborare anche se parliamo la loro lingua. Questo succede molto meno nei paesi mediterranei.

Un altro problema riguarda l’integrazione diaria dei nostri colleghi che non parlano francese. Il nostro collega cinese non parla una parola di francese…e siamo un’azienda con una cultura completamente francofona. Ti puoi immaginare che si senta un po’ solo. A volte, io stessa mi sorprendo di mandare le email in francese a tutto il team quando l’italiano e il cinese non capiscono la lingua. Stabilire l’inglese come lingua comune è qualcosa che effettivamente permetterebbe di migliorare la comprensione e l’espressione orale a livello basico. Un’altra cosa ancora sarebbe fissare dei giorni in cui si parlerebbe solo inglese o accompagnare i nostri colleghi nel loro apprendimento del francese per esempio. Ma ciò non risolve necessariamente la problematica manageriale in un ambiente variato dal punto di vista culturale. La lingua non è che un elemento di una cultura. Certi modi di fare, di dire le cose possono essere percepiti bene o male secondo la cultura. E, ovviamente, la cultura dominante si preoccupa poco di prendere ciò in considerazione perché non si ha tempo, perché non ci si pensa, o anche semplicemente perché si è pigri.

La vera sfida delle aziende del XXI secolo, e a maggior ragione quella di BuzzParadise, sarà la loro capacità di aprirsi alle differenze culturali sia nel management quotidiano sia nel saper apprezzare il migliore di ogni cultura. Gli americani sono bravi venditori, i tedeschi sono molto meticolosi e seri, gli italiani sono predisposti alle relazioni umane, gli indiani sono bravi ingegneri…ovviamente questi esempi sono molto cliché. In ogni caso, se si sa apprezzare queste qualità e integrarle nell’azienda, possono costituire un vero punto di forza!

Tradotto da Lucia.



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